Omicidio Caccia: Rocco Schirripa verrà scarcerato?

Omicidio Caccia

Omicidio Caccia – Potrebbe essere rilasciato Rocco Schirripa, accusato di aver ucciso il Procuratore Bruno Caccia nell’83. Il pm preposto, Marcello Tatangelo, ha sottolineato in una nota come la scarcerazione potrebbe avvenire per un “vizio procedurale irreparabile”. L’archiviazione del caso era avvenuta nel 2001.

Rocco Schirripa potrebbe essere rilasciato, soprattutto perché la richiesta di apertura delle indagini era stata rifiutata in passato. Gli atti riportano infatti che l’uomo, era già stato indagato per l’omicidio Caccia, ma il caso è stato archiviato nel febbraio del 2001. La responsabilità, a detta del pm, sarebbe della Procura della Repubblica di Milano, che ha reso così nullo qualsiasi utilizzo di ogni documento già prodotto a carico di Schirripa.

La scarcerazione è già stata richiesta, come sottolinea La Stampa. “Apprendiamo la notizia con sconcerto incredibile”, ha affermato Fabio Repici, il legale che difende i figli del magistrato. L’omicidio Caccia ha vissuto un processo tormentato, che si potrebbe concludere 33 anni dopo la tragica vicenda. Si attende ora la decisione della Corte d’Assise di Milano, che nei giorni scorsi ha vissuto il dibattimento contro Schirripa. L’ultima udienza è avvenuta nei giorni scorsi.

All’inizio delle indagini gli inquirenti sospettarono immediatamente il coinvolgimento delle Brigate Rosse, per via dell’interesse di Bruno Caccia per molti esponenti della schiera. Il giorno seguente, le BR rivendicarono inoltre l’omicidio, ma la notizia risultò falsa. La pista seguita dagli investigatori interessò quindi i neofascisti del NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), subito abbandonata.

Fu il boss di Catania, Francesco Miano, a segnare la svolta del caso: dopo un accordo con i servizi segreti raccolse le confidenze di Domenico Belfiore, uno dei capi della ‘ndrangheta torinese. Quest’ultimo rivelò che fu Bruno Caccia venne ucciso perché “non ci si poteva parlare”. Nel 1993, Belfiore venne condannato all’ergastolo in qualità di mandante del delitto.

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