Yara Gambirasio, la difesa di Massimo Bossetti: “L’assassino è…”

Yara Gambirasio

Novità sul caso di Yara Gambirasio, almeno agli occhi della difesa di Massimo Bossetti. Nei giorni scorsi, il consulente di parte Ezio Denti ha parlato di un certo “Signor G“, che assomiglierebbe moltissimo al muratore di Mapello. Tanto che quando erano molto giovani, veniva chiamato “il terzo gemello“. L’ennesimo sospettato, da parte degli avvocati di Massimo Bossetti, che negli anni del processo ha sfoderato diverse accuse, cadute poi nel nulla.

Yara Gambirasio

Ad uccidere Yara Gambirasio sarebbe stato il “Signor G.”. Questa l’ultima rivelazione della difesa di Massimo Bossetti, che ha messo in luce una forte somiglianza fra il muratore ed un vecchio conoscente degli anni della scuola. La rivelazione è di Ezio Denti ad un’emittente televisiva, che non si è tuttavia sbottonato troppo.

Negli anni, ricorda Giallo, la difesa di Massimo Bossetti ha puntato il dito verso terze persone, che sono sempre state scagionate dalle accuse. Fra questi, Massimo Maggioni, il collega del muratore, che secondo quest’ultimo avrebbe “infangato” la scena del crimine con il suo DNA grazie ad un maglione sottratto in orario di lavoro.

Walter Brambilla, il custode della palestra di Brembate di Sopra, l’ultimo posto in cui sarebbe stata vista Yara ancora viva, ha subito la stessa sorte. Al processo, l’avvocato Paolo Camporini, difensore di Massimo Bossetti, aveva lasciato intendere che Brambilla sarebbe potuto rientrare fra gli indagati, a causa di una frase emblematica [“Per adesso”, in risposta alla mozione del giudice sul ruolo di testimone del custode, e non di imputato, ndr].

Ma chi è in definitiva questo Signor G? Ezio Denti non ha rivelato nella sua dichiarazione le generalità di questa persona, ma ha fornito alcuni particolari che ne hanno reso possibile l’identificazione. Come il fatto della data di nascita identica a quella di Bossetti o il fatto che abiti vicino alla famiglia di Yara Gambirasio. Il settimanale Giallo è riuscito ad individuarlo, risalendo alle intercettazioni dell’epoca. Si tratta di persone molto note agli inquirenti e che nelle fasi iniziali del caso hanno fornito il loro DNA.

“Dicano quello che vogliono, ma noi non c’entriamo niente e i Carabinieri lo hanno già stabilito”

Si chiama Gianni, abita in una villetta molto vicina a quella dei Gambirasio. La notte dell’omicidio, si legge nelle dichiarazioni ufficiali, si trovava a Brembate per acquistare della farina da dare ad un amico. Eppure Denti parla di incongruenze sulla posizione di questa persona, della presenza di un pick up nelle vicinanze di via Rampinelli, ripreso dalle telecamere. In realtà il mezzo è del fratello di Gianni, Giuseppe, che il giorno della morte di Yara, si trovava a casa del fratello per prendere il figlio di 8 anni.

A quell’epoca, Giuseppe era appena diventato vedovo, come sottolinea la sorella Nada al settimanale, ed a turno i fratelli lo aiutavano con i due figli. Il sospetto di Denti riguarda un’unica dichiarazione, che Gianni fece agli inquirenti, riguardo al fatto che il fratello quella sera fosse arrivato a casa sua con un furgone diverso dal solito. In questo caso di tratta di un sinonimo utilizzato dal testimone per pickup e non un furgone bianco come invece ipotizzato dal consulente.

 

 

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