Carlo Macro, la madre a Chi l’ha visto “Stesso giudice di Marco Vannini”

Carlo Macro

Carlo Macro è morto in circostanze tragiche, colpito due volte con un cacciavite al petto. Chi l’ha visto ha percorso brevemente il caso del giovane di Trastevere, soprattutto alla luce della sentenza del processo Marco Vannini. Il giudice che ha condannato il responsabile della morte di Carlo Macro a 14 anni di carcere è lo stesso che ha guidato l’udienza a carico di Antonio Ciontoli e del resto dei familiari.

Il caso di Carlo Macro a Chi l’ha visto

Per mamma Giuliana è ancora difficile parlare degli ultimi istanti di vita di Carlo Macro, il figlio ucciso con due colpi di cacciavite da uno straniero senza permesso di soggiorno. Quella notte infatti Carlo e il fratello Francesco si erano fermati per un bisogno corporale subito dopo aver trascorso le ultime ore in una discoteca di Trastevere. Solo in un secondo momento il fratello della vittima si è accorto della presenza di una terza persona sul posto. I colpi sferrati al petto del giovane non saranno subito visibili: solo un’infermiera del pronto soccorso intuirà che cosa è accaduto una volta che il giovane viene trasportato in ospedale.

A Chi l’ha visto, l’avvocato Ugo Piaggianti sottolinea che l’area in cui si è fermato Carlo Macro sembrava abbandonata e buia. In quel posto invece era presente la roulotte dell’indiano, uscito dal mezzo una volta intuita la presenza di qualcuno nei dintorni. Dalla sentenza a carico di White, sembra che tutto sia dovuto alla musica alta che in quel momento sveglia lo straniero. A quest’ultimo in processo vengono concesse le attenuanti generiche per via della situazione sociale e familiare dell’imputato. Per questo a White verranno comminati solo 14 anni di carcere contro i 21 richiesti dal pm d’accusa.

Il legale Piaggianti ha inoltre evidenziato a Chi l’ha visto che nel caso di Carlo Macro si sarebbero dovuti valutare anche i futili motivi, con conseguente considerazione dell’aggravante. Alla luce di tutto questo mamma Giuliana non può tenere in considerazione come la condanna a White sia un caso di ingiustizia. “La vita oramai conta poco e niente“, evidenzia amareggiata. La vita del figlio Carlo infatti è distrutta ed il responsabile pagherà una pena fin troppo lieve per il suo valore.

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