Emanuele Scieri, il parà della Folgore ucciso in Caserma | Chi l’ha visto

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Emanuele Scieri, il parà della Folgore ucciso in Caserma: il caso a Chi l’ha visto

Nella parte finale di Chi l’ha visto, il programma di Rai 3 si occupa del caso di Emanuele Scieri. Si tratta del giovane parà morto diversi anni fa nella Caserma in cui era stato appena assegnato, in seguito alla laurea in Giurisprudenza. Secondo le testimonianze, Emanuele non vedeva nel suo futuro una carriera militare e voleva invece diventare avvocato. Si tratta del 20 luglio del ’99, giorno in cui il giovane parte per raggiungere Scandicci. La famiglia lo raggiunge il giorno del giuramento e a detta della madre Isabella Guarino, “Sembrava andare tutto bene“. Il figlio aveva solo una leggera preoccupazione per via dei lanci, ma qualcosa cambia in seguito al trasferimento a Pisa.

Il 13 agosto Emanuele Scieri e la sua compagnia vengono infatti trasferiti nella Caserma di Gamerra. Il giorno seguente, il ragazzo ritarda il rientro rispetto al resto dei compagni: verrà ritrovato alcune ore dopo da un gruppo di militari. Il dottor Francesco Coco viene incaricato dalla famiglia del ragazzo di effettuare un controllo di parte, dato che si sospetta già che possa essere successo qualcosa. La madre infatti è sicura di aver sentito il figlio sereno appena poche ore prima del presunto suicidio. Il magistrato infatti riferisce alla famiglia del ragazzo che Emanuele potrebbe essersi ucciso, dopo essersi arrampicato lungo le scale alla torre della Caserma.

Il dottor Coco riferisce invece che le ferite rilevate dall’autopsia sono riconducibili unicamente ad una ferita alla testa. Secondo lo specialista, Emanuele Scieri sarebbe rimasto in agonia per 3-4 ore, contro la mezzora-un’ora individuata invece dalla consulenza della difesa. Uno dei particolari oscuri è che nelle ore successive al suo mancato appello, il ragazzo non verrà cercato da nessuno. Nei due anni successivi la Repubblica di Pisa e di La Spezia conclude le indagini: il parà è caduto a causa di un incidente oppure qualcuno lo ha costretto a salire le scale. Non essendoci prove a carico della seconda ipotesi, il caso viene archiviato.

La commissione disciplinare invece non ha dubbi: Emanuele Scieri è stato ucciso. Di recente è stato ascoltato inoltre l’ex comandante di Brigata Celentano, che ha parlato di alcuni atti di nonnismo in voga presso la Caserma di Gamerra, fra cui il “cucchiaio” della comunione, ovvero l’obbligo di ingerire escrementi umani. Non si tratta tuttavia dell’unico episodio, ma di molti altri.

Data la decisione di Emanuele di non voler sottostare a simili obblighi, è possibile che sia entrato nel mirino di qualcuno. Quella fatidica sera, Scieri potrebbe essere stato fermato e costretto a salire la scala della torretta, ma solo dopo essere stato malmenato. A dimostrarlo ci sono le numerose e gravi ferite rilevate sul corpo, oltre alle pagliuzze verdi ritrovate sulle ferite ed attribuite ad un agente esterno. Chi ha ucciso quindi Emanuele Scieri? La Commissione ha individuato un filone di indagini, incrociando date e orari, nomi e turni. Ad oggi tuttavia il caso è secretato e solo la Repubblica può decidere cosa fare di tutti questi elementi.

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