Marina Conte non accetta l’ultima sentenza della Corte d’Appello sul caso del figlio Marco Vannini. Soprattutto per quei cinque anni di pena assegnati ad Antonio Ciontoli a causa della derubricazione del reato. Non si tratta di un dolo, dice l’avvocato difensore di Ciontoli sottolineando che il suo assistito non avrebbe mai pensato alla morte imminente di Marco. Eppure è quello che è successo. Ai microfoni di Chi l’ha visto, Marina Conte conferma la sua posizione: non si riconosce nella sentenza ed è pronta a lottare ancora.

Marina Conte indignata dalla sentenza Ciontoli

Il caso di Marco Vannini è ancora aperto. Antonio Ciontoli dovrà sottoporsi al verdetto della Cassazione prima che l’iter processuale venga concluso. L’ultima speranza per la famiglia di Marco, guidata dalla combattiva Marina Conte, per ottenere giustizia per la morte del figlio. Marina non lancia accuse dirette, ma fa notare uno dei dettagli più eclatanti della tragedia. In nessuna occasione infatti Antonio Ciontoli ha parlato con i sanitari dello sparo diretto contro il ragazzo. Ha cercato di nascondere la propria responsabilità?

Sembra proprio di sì, a giudicare dalle telefonate fatte al 118 in cui si è sempre parlato di uno scherzo o un incidente. Eppure Marco Vannini si sarebbe potuto salvare, se solo i soccorsi fossero arrivati in tempo. A stabilirlo è stata una perizia sul suo corpo, che non ha lasciato spazio a dubbi. Amareggiata Marina Conte, così come il marito ed i familiari che la supportano in questa lotta. Marco è stato ucciso due volte, dice infatti la zia a Chi l’ha visto. L’ergastolo e la condanna a morte sono stati destinati invece ai genitori di Marco, dice lo zio in studio. Nessuna attenuante per la coppia, che ancora oggi vede messo in secondo piano il valore della vita del loro ragazzo.

Si unisce anche un coro di proteste da parte del popolo italiano, che sui social manifesta il proprio dissenso con l’hashtag #NonInMioNome. Nessuna accettazione per la decisione dei giudici, né per i 14 anni previsti con la prima condanna e tanto meno per i 5 anni assegnati con la seconda. Il mistero di Marco Vannini è ancora da risolvere ed ora mamma Marina, che non piange e non si dispera, ma lotta come una tigre, prepara il terreno per il prossimo confronto con la Giustizia. Dovrà riprendersi dalla batosta di questi giorni, dice a Chi l’ha visto. Ma non si fermerà.